Apocalypto: un film come pochi

E un Uomo sedeva da solo. Sprofondato in una grande tristezza. Tutti gli animali si avvicinarono a lui e gli dissero: Non ci piace vederti così triste, chiedici quello che vuoi e lo avrai. L’Uomo disse: Voglio avere una buona…

Un Uomo sedeva da solo. Sprofondato in una grande tristezza. Tutti gli animali si avvicinarono a lui e gli dissero: Non ci piace vederti così triste, chiedici quello che vuoi e lo avrai. L’Uomo disse: Voglio avere una buona vista. L’avvoltoio rispose: Avrai la mia. L’Uomo disse: Voglio essere forte. Il giaguaro rispose: Sarai forte come me. Allora l’Uomo disse: Vorrei tanto conoscere i segreti della terra. Rispose il serpente: Te li mostrerò. E così fu con tutti gli animali. E quando l’Uomo ebbe tutti i doni che loro potevano dargli, se ne andò. E il gufo disse agli altri animali: Ora l’Uomo sa molto ed è capace di fare molte cose… improvvisamente ho paura. Il cervo disse: L’Uomo ha tutto quello di cui ha bisogno, ora non sarà più triste. Ma il gufo disse: No. Io ho visto un buco nell’Uomo, profondo come una fame che mai si placherà. Questo lo rende triste e lo spinge a desiderare. Lui continuerà a prendere e a prendere, finché un giorno il mondo dirà: “Non esisto più e non ho più nulla da dare.”


Poche parole, tra le più iconiche e significative di questa magnifica pellicola diretta da Mel Gibson nel 2006. Una regia cristallina e un cast vero accompagnati da un’ambientazione che lascia senza fiato ci regalano una visione incredibile. 

Gibson si conferma ancora una volta uno dei migliori registi dell’ultimo cinquantennio, creando quello che non è solo un film, ma un viaggio che ci porta all’interno di una società selvaggia, cruda e passionevole. 

Con soli 50 milioni di dollari, cifra apparentemente spropositata, il regista due volte premio oscar per il miglior film e per il miglior regista infrange le barriere del tempo riuscendo a girare 138 minuti di filmato nell’anno 1517, la storica data in cui i conquistadores sbarcarono sulle coste dello Yucatan.

 Lo stile cinematografico non pecca in nulla e la lingua originale, il maya yucateco, ci permette di capire a pieno le emozioni dei nostri protagonisti. Le stesse emozioni che crescono sempre di più per tutta la durata del film, che sono esse stesse protagoniste, a cui Gibson maestrevolmente lascia spazio e libera interpretazione.

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