I pazienti affetti da covid-19 sviluppano gli anticorpi?

I pazienti affetti da Covid-19 sviluppano gli anticorpi?

Un interrogativo che attualmente assale la mente di tutti. La risposta è si, è possibile sviluppare gli anticorpi specifici contro il coronavirus.
Un interrogativo che attualmente assale la mente di tutti. La risposta è si, è possibile sviluppare gli anticorpi specifici contro il coronavirus.

Un processo normale per tutte le malattie infettive, ma non si poteva dare per scontato in questo caso con un nemico così imprevedibile.

 

Il merito di questa scoperta va a un gruppo di ricercatori cinesi che ha pubblicato su Nature Medicine i risultati di uno studio sierologico su 285 pazienti, in cui si dimostra per la prima volta che tutti i malati (almeno tra quelli analizzati dai ricercatori) sviluppano anticorpi, o più precisamente immunoglobuline specifiche, contro Sars-Cov-2 nel corso della malattia .

 

Questa scoperta ci fa sperare su due fronti : affidabilità dei test sierologici e possibilità di sviluppare immunità al virus (quindi anche sviluppare un vaccino).

 

I ricercatori hanno reclutato 285 persone in tre diversi ospedali cinesi per cercare la presenza di anticorpi specifici contro la Sars-cov-2.

I test hanno rivelato che in tutti i malati sono state prodotte immunoglobuline G (o IgG) specifiche per il virus entro 17-19 giorni dalla comparsa dei sintomi della malattia, mentre per un altro gruppo di immunoglobuline, chiamate immunoglobuline M (o IgM), ci sono voluti 20-22 perché venissero prodotte dal numero massimo di pazienti, pari al 96,1% dei partecipanti allo studio.

 

I risultati dimostrano che le analisi sierologiche possono aiutare a identificare i pazienti positivi al virus che sfuggono ai tamponi: il team di ricercatori ha infatti sottoposto al test altre 52 persone con sintomi sospetti di Covid-19 risultate negative per almeno due volte ai test più diffusi che cercano la presenza di rna virale.

 

 Quattro di questi pazienti sono risultati positivi al test per gli anticorpi, e solo uno di loro è finalmente risultato positivo a un tampone seguente. Per tre pazienti quindi la malattia è risultata identificabile unicamente con la ricerca degli anticorpi specifici.

 

Il secondo aspetto rilevante dello studio, forse anche più importante, è la conferma che il 100% dei pazienti sviluppa una risposta immunitaria nel corso della malattia. In particolare, tutti i pazienti studiati hanno sviluppato immunoglobuline G in seguito al contatto col virus.

 

Si tratta di una conferma della possibilità di identificare i guariti da coronavirus con un test di laboratorio, fondamentale per confermare l’utilità di studi epidemiologici con cui verificare il numero reale di persone che hanno già contratto Covid (e quindi calcolare la reale letalità del virus), prevedere con più precisione la possibile evoluzione dell’epidemia.

 

In questo senso  la ricerca non ci conferma che le persone diventano effettivamente immuni o quanto meno per quanto tempo lo diventino realmente. Nel caso di virus simili a Sars-Cov-2, come Sars e Mers, i sopravvissuti ottengono un’immunità verso nuove infezioni che dura almeno 12-24 mesi.

 

Lo stesso accade nei modelli animali di covid, ma anche questo non basta a confermare che i pazienti guariti dal nuovo coronavirus siano realmente immuni alla malattia. Con il nuovo studio si fa un passo ulteriore: avendo verificato la presenza in tutti i pazienti di immunoglobuline G le probabilità che sia possibile sviluppare immunità al virus crescono ulteriormente.

 

 Si tratta  di anticorpi  prodotti nella fase più avanzata della risposta immunitaria ai patogeni, e solitamente sono collegati allo sviluppo di una protezione a lungo termine. Questo dato ci fa ben sperare, sarà difficile ottenere una prova , fino a quando una ricerca e degli studi a riguardo dimostreranno direttamente che la presenza di immunoglobuline G sia collegata all’immunità.

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