Il principe promesso- VII

Efialte

Non mi è permesso di parlare di quello che ho visto, di quello che ho sentito o del puzzo che ho annusato. Ma una cosa posso dirla: l’inferno non esiste, almeno non come lo intendiamo noi.

È più una cosa nella nostra testa, soggettiva.

Ragion per cui neanche il paradiso esiste ma anch’esso è soggettivo.

Dico io: se per paradiso intendiamo il massimo bene e per me questo è rappresentato da Imani, Imani stessa è il mio paradiso. Il mio viaggio rappresenta l’inferno e Ometto e Dio sono rispettivamente Dio e Ometto. Un po’ come l’aiutante e l’antagonista in una storia in cui io sono il protagonista.

Anche la verità è soggettiva

Dico io: se l’ometto mi aiuta a raggiungere il paradiso, questo non fa di lui una persona migliore o di me una persona peggiore per essermi approfittato del suo aiuto. Semplicemente non siamo né migliori né peggiori non sentendoci in difetto.

Stesso motivo per cui Dio non è biasimabile in quanto anche lui è alla ricerca del suo paradiso. Questo lo rende protagonista della sua storia, facendo di me l’antagonista. Ma lui non si sente in difetto, essendo la verità una cosa soggettiva.

Mettiamo caso che Dio non sia Dio e io non sia io: chi ha ragione?

O nessuno o entrambi.

Una soluzione esclude l’altra e viceversa: non c’è risposta.

Torniamo alla situazione principale: affermando che l’inferno non esiste e avendone la certezza, l’ometto col moncone è semplicemente un ometto a cui manca una mano. Ma se tutto è soggettivo allora neanche lui esiste davvero essendo soltanto nella mia testa. Per lo stesso motivo neanche Dio esiste, essendo soltanto un qualcosa creato da me stesso che mi impedisce di raggiungere il mio paradiso. Cancellando questa idea dalla mia testa, inequivocabilmente ho ragione io, essendo la verità una cosa soggettiva.

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