La città incantata

E se sul palinsesto tv non troviamo nulla che ci piace? Perché non guardare un film… perché non guardarne proprio uno d’animazione?

E se sul palinsesto tv non troviamo nulla che ci piace? Perché non guardare un film… perché non guardarne proprio uno d’animazione? La città incantata (Sen to Chihiro no kamikakushi), stella di punta del nostro tanto adorato Studio Ghibli, vincitrice di oltre 30 premi tra cui l’oscar al miglior film d’animazione e l’orso d’oro.

È sempre molto difficile parlare di qualcosa che ti è piaciuto, al contrario è molto facile criticare ed elencare tutti i difetti di un film. Descrivere la città incantata, o almeno farlo per bene, è quasi impossibile. Forse per i tanti messaggi che il film vuole trasmetterci, per le animazioni e i disegni perfetti o forse per la colonna sonora, “The name of the life”, melodia dinamica e penetrante, seconda soltanto a “The Howl’s moving castle”.

La protagonista della nostra storia è Chihiro, una ragazzina di 10 anni che, obbligata a traslocare e dire addio al suo vecchio quartiere e ai suoi amici, parte con i genitori verso la sua nuova casa. Lungo la strada si imbattono in una strana costruzione e scambiandola per una stazione dei treni decidono di fare una breve sosta per poi rimettersi in viaggio. I tre vengono presto inghiottiti dalla città incantata che ruba loro i nomi e l’umanità dei genitori della bambina. Chihiro si ritrova a dover affrontare streghe, spiriti e antiche divinità nel disperato tentativo di salvare se stessa e i suoi genitori. Un’intrigante storia firmata Studio Ghibli ricca di significati profondi e personaggi eterni che, in qualche modo, riescono a fare breccia tra le nostre emozioni facendoci restare incollati allo schermo per quasi 2 ore.

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