Le città invisibili

Anastasia è una città ingannatrice dove la tua fatica che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma. A Tamara l’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.

Italo Calvino nasce il 15 ottobre del 1923.

 49 anni dopo, nel 1972, per la prima volta i lettori italiani hanno il piacere di leggere quella che, a mio avviso, è un capolavoro della letteratura italiana. “Le città invisibili”, romanzo che racconta le avventure del giovane commerciante veneziano Marco Polo e del grande Kublai Khan, imperatore di uno dei regni più vasti della storia. La trama è semplice, Marco Polo si trasferisce alla corte del Gran Khan e gli parla del suo immenso impero tramite la descrizione di città fantastiche che racchiudono un significato ben più profondo di quello che immaginiamo.

Anastasia è una città ingannatrice dove la tua fatica che dà forma al desiderio prende dal desiderio la sua forma.

A Tamara l’occhio non vede cose ma figure di cose che significano altre cose.

Cloe è una delle città più belle del regno. I suoi abitanti al vedersi immaginano mille cose uno dell’altro, gli incontri che potrebbero avvenire tra loro, le conversazioni, le sorprese, le carezze, i morsi. Ma nessuno saluta nessuno, gli sguardi si incrociano per un secondo e poi sfuggono. Attraverso la fantasia creiamo dei rapporti che non possono deluderci.

Ad Olivia la menzogna non è nel discorso, ma nelle cose.

Il Gran Khan sogna una città e la descrive a Marco: i partenti che si attardano sulla calata a dire addio alle famiglie. I commiati si svolgono in silenzio ma con lacrime. Un richiamo del barcaiolo tronca gli indugi. La risposta da parte del veneziano non tarda ad arrivare: non c’è dubbio che presto o tardi mi imbarcherò a quel molo, dice Marco, ma non tornerò a riferirtelo. La città esiste ed ha un semplice segreto, conosce solo partenze e non ritorni.

Calvino ci dimostra un’impeccabile padronanza della nostra lingua e una fervida immaginazione mischiata alla più folle genialità che in pochi sanno dimostrare. Ogni città ha un nome femminile, tra i più splendidi e esotici. In sole 150 pagine l’autore dimostra una conoscenza infinita e universale che si riversa nel finale in cui, utilizzando la voce di Polo, Calvino esprime la sua visione sulla vita riportata qui di seguito. L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno è quello che già è qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio.

Spread the world
Leave a Reply